Laurence anyways, viaggio nella transessualità

Xavier Dolan, 23 anni, canadese. Regista, produttore, montatore, sceneggiatore e ideatore dei costumi della sua terza pellicola da regista, Laurence Anyways, presente a Cannes nella sezione Un Certain Regard.

Il film è appena uscito nelle sale francesi e affronta la tematica complessa della transessualità, senza tralasciare alcuna sfumatura. Concedendoci delle scelte registiche che vanno da riprese alla Lars Von Trier, realizzate con macchina a spalla, passando per lunghi piani sequenza, fino ad arrivare alla video arte più pura.

Laurence ha trenta anni, insegnate e amante della letteratura. Da due anni convive con Fred, una ragazza con una forte personalità che lavora in noti set cinematografici come assistente alla regia.

Il film è ambientato in Canada e percorre dieci anni di vita di Laurence a partire dal 1989, quando scopre di essere una donna. Lo spettatore è guidato, fra rabbia e senso di vittoria,  lungo le difficoltà di chi, intrappolato in un corpo sbagliato, sceglie coraggiosamente di essere se stesso.

 

Il viaggio comincia quando Laurence, uscendo allo scoperto, rivela a Fred “voglio essere una donna, per più di trent’anni ho mentito a me stessa e mi sono travestita da uomo, ma ora non posso più continuare così“.

Da questo momento il film trasporta il pubblico verso una violenta riflessione sulla libertà dell’uomo, la libertà di esprimersi, di essere, di amare e confrontarsi con gli altri semplicemente per quello che si è.

E’ palese la tendenza dell’uomo ad etichettare come “diverso” ciò che non comprende o non conosce. Evidente l’emarginazione sul posto di lavoro, in famiglia e nella società. E’ inoltre ben sottolineata la difficoltà di mantenere vivo un rapporto d’amore quando i cambiamenti sono drastici e complicati.

Trovo incredibile la descrizione del rapporto d’amore fra Laurence e la sua donna, che ritroviamo per tutta la durata della pellicola. In particolare il momento in cui entrambi si ritrovano a dover affrontare il loro amore in maniera completamente diversa, Fred si ritrova ad avere una donna come amante e Laurence, non solo scopre di essere una donna ma allo stesso momento è cosciente di essere ancora, e di essere stata, innamorata di una donna.

La maniera sfrontata e allo stesso tempo delicatissima, con la quale è descritta la situazione, dà del merito al giovane regista, non a caso omosessuale ed evidentemente preparato alle problematiche da affrontare quando si sceglie la verità piuttosto che la vergogna.

Vediamo scene nelle quali Fred prende in mano la situazione e aiuta Laurence a truccarsi per la prima volta, o il momento in cui entra in un negozio per comprarle una parrucca permettendole di sentirsi più a suo agio, l’attimo in cui si ribella per Laurence dopo che una cameriera di un bar la accusa di avere un’aspetto confuso e poco riconoscibile. Ancora il momento dell’abbandono, da parte della famiglia di Laurence, da Fred stessa, che malgrado i sentimenti, desidera ancora un uomo accanto. Il licenziamento, la facilità di essere derisi per strada, al supermercato, ovunque.

Malgrado tutto, prevale sempre, la tenacia di chi sa cosa vuole. Laurence si batte per i suoi diritti per dieci anni, malgrado abbia perso l’amore, malgrado la sua famiglia si sia allontanata silenziosamente, malgrado le sia stato vietato di insegnare ancora nella sua scuola. E arriva alla vittoria attraverso la sua passione più grande, pubblicando un libro sulla sua storia.

Gran parte del merito della riuscita di Laurence Anyways va di certo all’interpretazione di Melvil Poupaud, attore, regista e musicista francese, che ha saputo plasmare il personaggio di Laurence dalla parte maschile dell’inizio, arrivando a quella femminile in maniera impercettibile, facendo in modo quindi che la trasformazione del personaggio fosse recepita come un passaggio naturale.

La pellicola è stata accusata di peccare di alcune lungaggini, la durata è di ben 2 ore e 39 minuti, ma trovo questa verità poco rilevante nel complesso, se accostata ad un racconto decisamente perfetto di una tematica tanto complicata. La regia che oscilla da una dimensione realista del documentario a quella visionaria della video arte, combacia pienamente con ciò che viene raccontato: ritrovarsi a dover modificare una finzione che la realtà ci ha dato dalla nascita.

E. Coccia

su AGORAVOX

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