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Archivio mensile:giugno 2012

Egitto. Un’operaia riceve tutti i giorni delle avances su un autobus, una donna benestante accoltella un uomo dopo essere stata aggredita per strada, un’aspirante attrice vive nel ricordo di uno stupro senza redenzione.

Sono scene dell’opera prima Cairo 678, di Mohamed Diab, un giovane sceneggiatore egiziano che ha avuto il coraggio di imprimere su pellicola la tematica dell’emancipazione e la difesa dei diritti delle donne.

Il film prende spunto da un fatto realmente accaduto: il caso di Noha Roshdi, regista ventisettenne che trascinò in tribunale il suo molestatore, riuscendo ad ottenere la prima condanna della storia per le molestie sessuali in Egitto. Prima di Noha, l’Egitto non considerava tale molestia un reato giuridico.

Non parliamo di vicende primordiali ma del 1 ottobre del 2008, giorno in cui la Corte criminale del Cairo condanna a tre anni di carcere più un’ammenda di 5.000 lire egiziane il molestatore di Noha.

La giovane regista cammina lungo la strada, quando il conducente di un pik-up, dopo averla riempita di insulti, l’afferra per il seno trascinandola sull’asfalto per qualche metro.

Sono innumerevoli le donne egiziane che possono testimoniare la consuetudine di vicende del genere e che prima della sentenza di Noha sono state costrette a considerare fatti similari la normalità del Paese.
Noha racconta infatti di non essere stata aiutata dai passanti, malgrado dopo essersi liberata sia riuscita a reagire inseguendo il molestatore.

“Alcuni di loro hanno cercato di aiutare l’aggressore a scappare, altri cercavano di calmarmi, assicurando che l’avrebbero costretto a scusarsi e quando dicevo loro che le scuse non bastavano mi prendevano per matta. Uno mi ha persino detto: Non capisco cosa faccia una ragazza come te, qui, in mezzo agli uomini. E poi c’era chi stava lì a guardare dai balconi, come a teatro. Direte: ma non c’era nemmeno una donna? Sì, una c’era e si è avvicinata per dirmi: Lascia perdere, lascialo andare, non umiliarti in questo modo”.

Ma come riesce a spiegare con enorme delicatezza Mohamed Diab nel suo film, l’umiliazione inizia già dall’istante in cui un uomo tocca una donna contro la sua volontà. L’umiliazione è vivere nella rabbia di lasciarsi palpare sull’autobus che prendi ogni giorno per andare a lavoro, e sapere non solo di essere fisicamente impotente nel difenderti, ma essere coscienti del fatto che il Paese in cui vivi non farà mai nulla per condannare tale violenza.

Il caso di Noha fu una vittoria storica per l’emancipazione femminile in Egitto, non solo perché questa giovane donna riuscì a rivoluzionare una legge, ma perché la tenacia la premiò anche di fronte all’abbandono da parte della sua avvocatessa, Naglaa al-Imam, che nel processo d’appello difese, all’ultimo momento, il suo aggressore.

La colpa di Noha, a quanto pare fu quella di essere nativa di Jaffa, a nord di Tel Aviv: il suo ex legale infatti l’accusò di essersi inventata tutto per diffamare l’Egitto.

Cairo 678 è uscito nelle sale 2 anni dopo la conclusione della sentenza, i reati erano già diminuiti notevolmente ma dobbiamo ricordare che all’epoca dei fatti, secondo un sondaggio del Centro Egiziano per i diritti delle donne, l’83% delle donne egiziane dichiarava di subire molestie sessuali in luoghi pubblici e affollati.

In alcuni Paesi questo film, a distanza di 2 anni dall’uscita nella sale, non è ancora stato distribuito o ha avuto scarsa visibilità. In Francia è possibile vederlo in questi giorni e in Italia ha avuto esito positivo nei Festival ma non su grande schermo.

Oggi, nel nostro Paese, la rete delle donne “Se non ora quando” (Snoq), denuncia proprio in questi giorni il femminicidio, con un appello che chiede che i media cambino il segno dei racconti di quelle violenze, non li riducano a trafiletti, cancellando con le parole le responsabilità.

Sul sito, oltre a poter firmare l’appello viene chiaramente spiegata la situazione attuale della donna in Italia: sono cinquantacinque, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di un uomo. L’ultima vittima è una donna di 44 anni, di Cesena, uccisa pochi giorni fa dall’ex fidanzato con due colpi di pistola, davanti allo sguardo della figlia di 5 anni.

Sarebbe forse un bene che in un momento come questo le sale cinematografiche italiane ospitassero un film come Cairo 678, alimentando la lotta per i diritti delle donne, smuovendo gli animi e in particolar modo perché esempi come quelli di Noha Roshdi restino vivi e si ripetano nella storia e nel mondo.

E. Coccia


Provo ad immaginarti dall’altro lato della strada, dall’altra sponda del letto, dall’altra parte del mondo, a sentirmi fra le tue braccia e sulle tue gambe.

Ma non ricordo, non ricordo niente.

Oggi ho lo stesso volto di tua moglie, quella con la quale hai fatto l’amore per troppo poco tempo. Ma ho il cuore nervoso, le mani cattive e la testa ribelle.

Vorrei un ricordo, un salto all’indietro per toccarti. Invece arrangio storie per correrti affianco e cadere sicura. E fingo, fingo che domani, svegliandomi, tu sarai con me a bestemmiare i disastri.

Le immagini che invento sono quelle che hai lasciato e quelle che avrei desiderato avere. Le sfrutto per sorridere, per lavorare, per dormire e alzarmi in piedi da sola.

Sono forte, sono tua figlia e cavalco la vita per due, anche per te.